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Marmo & Design - L'uso del marmo nei luoghi cimiteriali
Un progetto di riqualificazione dei luoghi cimiteriali
Con la mostra "Marmo e Design", tenutasi nell'ambito di TANEXPO 2004, si vuole riportare l'attenzione sul cimitero ed i luoghi di sepoltura.
L'obiettivo dell'iniziativa, promossa da Conference Service e ModenaFiere, curata dall'arch. Lea Di Muzio con la collaborazione dell'arch. Laura Grandi, è quello di operare un progetto di ri-qualificazione dei luoghi cimiteriali, attraverso un uso innovativo del marmo, considerato da sempre un materiale nobile e congeniale al tema della sepoltura. All'iniziativa ha dato un fattivo contributo Promex, il Consorzio per la promozione e valorizzazione dei prodotti lapidei provenienti dal distretto Apuo - Versilese. Dietro la spinta di una affannosa ricerca di valori immateriali, di spiritualità, sempre più diffuse, forse per contrastare una vita stressante e disumana, si va assistendo ad un rinnovato interesse per i luoghi cimiteriali. Dare qualità a questi luoghi di pace e di silenzio significa da una parte riformularne i contenuti, dall'altra operare un serio intervento di design su tutte le tipologie sepolcrali: dalle tombe a terra, alla cappelle familiari, fino ad arrivare alle grandi pareti di loculi che affastellano, disordinatamente, i cimiteri odierni. I designers invitati ad elaborare i progetti (D'Arrigo Design, Ldesign Concept, Pedrizzetti e Associati, Studio Arch. Caramel) hanno pensato le tombe non come elementi "isolati", ma come parti integranti di un contesto, un luogo, quello cimiteriale, appunto, dalle cui finalità è impossibile prescindere. Presente e passato traspaiono da tutti i progetti presentati. Le tombe nella versione "a terra" di Claudio Caramel e Davide Varotto ricordano un giaciglio, più che una lapide. Il blocco del marmo, monolitico, è valorizzato dalle diverse lavorazioni della superficie su cui vibra la luce rendendo quasi scultoreo l'effetto di insieme. Le urne cinerarie che alloggiano all'interno delle piccole nicchie rivestite in marmo, sono chiuse frontalmente da una lastra di vetro trasparente per permettere la visione dell'urna valorizzata da un led luminoso. I prototipi sono stati realizzati dalle più importanti aziende che operano nel settore, di cui l'Italia vanta la leadership a livello internazionale: Biondan - Fonderie Artistiche, Arte e Design - Montorio Veronese (VR), Docipa - Massa, Graniti Sergio Dalle Nogare - Besenello (TN), Pilla - Carré (VI), Porfido F.lli Perdetti - Esine (PS), I.G.F. & Gemignani e Vanelli - Avenza (Carrara), Tecmag - Massa Carrara, Vantage Italia - Cittadella (PD), Vezzani - Montecavolo di Quattro Castella (RE). Nella tomba a terra di Pedrizzetti e Associati i complementi (portafiori, portaritratti, epigrafi), di una straordinaria semplicità, sono posizionati secondo un ordine estetico, prestabilito, in apposite sedi. La proposta di D'Arrigo design riafferma, nella sua pienezza, che il marmo è il materiale che meglio si integra con le esigenze estetiche e monumentali di una tomba. L'Italia vanta uno dei distretti più famosi al mondo come quello di Carrara, nelle cui cave si sono formati nel passato scultori e artisti di grande fama. Il marmo bianco, diafano, si riafferma per la discrezione e la sobrietà della superficie richiesti per i luoghi cimiteriali. Con l'iniziativa rivuole ribadire che, per un serio progetto di ri-qualificazione degli spazi cimiteriali, il designer dovrà necessariamente interagire con chi si occupa dell'aspetto architettonico ed urbanistico. L'omologazione e la sciattezza che caratterizzano le aree più recenti dei nostri cimiteri, evidenziano infatti l'assenza di un progetto "globale" in cui andrebbero a collocarsi i singoli interventi. Sobrietà in luogo di sontuosità, attenzione per i dettagli in luogo di un uso indifferenziato di ciò che offre il mercato del settore, sono questi i presupposti per ridare dignità e significato alle città "dei morti". Nelle proposte presentate a TANEXPO si guarda anche al futuro: non poteva mancare la tecnologia, entrata prepotentemente a far parte della nostra vita quotidiana. "Touch" è il nome del prototipo della prima tomba multimediale, progettata da Ldesign-Concept. La lastra che copre il loculo non è la classica lapide da guardare, in quanto interagisce con chi osserva. L'interazione può avvenire anche a distanza, attraverso un "touch screen" per poter effettuare una visita virtuale. La domotica entra quindi anche nel cimitero! L'effetto d'insieme della parete in cui sono alloggiati i "loculi multimediali" è assai coinvolgente: la luce che proviene dal retro della lapide si riflette sulle barrette trasparenti su cui è riportata l'epigrafe. La funzione del cimitero e l'attuale visione della morte A cura di Francesco Campione, psicotanatologo Il cimitero, oltre ad essere il luogo della caducità (la qualità delle cose destinate a perire), svolge anche una funzione sociale importantissima: aiuta a elaborare il lutto per la morte di una persona cara! Per comprendere quale sia in specifico questo ruolo bisogna chiarire i modi in cui gli individui "usano" il cimitero nell'elaborazione del lutto. Ho indicato nel mio libro sul lutto (Il deserto e la speranza, A. Armando ed. Roma, 1990) tre tipi di elaborazione del lutto (la via della tomba, la via dell'energia vitale anonima, la via del trascendimento) che riporterò in termini più semplici. Nella via della tomba il lutto si supera facendo sì che il caro estinto, la cui morte non potremo mai accettare perché egli è unico e insostituibile, viva dentro di noi, come se non morisse mai nessuno e i morti venissero seppelliti vivi nel nostro animo. Nella via dell'energia vitale anonima, il lutto si supera "sostituendo" la persona cara che non c'è più, dato che la vita è un'energia anonima che passa da uno all'altro ed è indifferente "chi" si ama, avendo l'amore come scopo il legarsi a qualcuno che (chiunque sia) sia in grado di soddisfare i bisogni vitali. Nella via del trascendimento il lutto si supera lasciando detto ai cari che restano che nel loro vivere sia rappresentata la nostra vita, facendo in modo che la voce di chi non c'è più risuoni nella vita di chi resta per dire che ci si è affidati a questi nel morire: perché è più importante che la vita continui e si rinnovi che "io" (pure indispensabile perché solo io posso dire che l'Umanità è più importante del singolo) continui a vivere in eterno. Vediamo ora punto per punto quale appare la funzione che il cimitero svolge in ciascuna delle tre modalità di elaborazione del lutto appena schematizzate. Il Cimitero nella via della tomba - In questo caso la tomba e il cimitero che di tombe è composto, non sono altro che una rap-presentazione della tomba in cui in realtà seppelliamo, come abbiamo detto, i nostri morti: il nostro animo! In altri termini, nella via della tomba il cimitero finisce per essere un "luogo dell'anima", una proiezione all'esterno di qualcosa che si organizza dentro di noi. La funzione dei cimitero è allora una funzione dell'immaginario: il cimitero e tutto ciò che vi si fa, è un "teatro dell'anima": la terra è l'anima, la fotografia e il nome sulla tomba sono la presentificazione dello scomparso che non lo fanno "passare", come l'interiorizzazione del morto lo fa diventare una parte di noi sempre presente dentro nonostante l'assenza esterna. Il Cimitero nella via dell'energia vitale anonima - Le persone che seguono questa via di elaborazione del lutto spesso disprezzano il cimitero come un residuo arcaico di tempi sorpassati. Per costoro, quando qualcuno muore, di lui non resta più nulla, la sua materia rientra nel ciclo dell'azoto e l'energia vitale che gli apparteneva passa ad altri esseri viventi. Per coloro che seguono questa via il cimitero potrebbe forse non esistere affatto o esser ri-dotto alle sue funzioni igieniche. Il Cimitero nella via del trascendimento - Per quelli che elaborano il lutto a questo modo il morto è "via dalle tombe!". Bisogna , in altri termini, far sì che i morti stiano al loro posto in modo che la vista della tomba non ci convinca che tutto ciò che edifichiamo con il lavoro e con la storia sia inutile. In tal caso il cimitero ci vuole (altrimenti i morti gireranno tra i vivi!) ma va rigidamente sepa-rato dalla città dei vivi attraverso gli strumenti culturali per non esser presi dalla tentazione della tomba. Ora il cimitero è il luogo dove i morti "devono" stare e la cultura deve impedire che ritornino pieni di invidia e di rabbia mettendo in crisi il senso della vita. La visita ai defunti del 2 Novembre è per molti una sorta di ritualizzazione di questo rischio della tomba: si va a sospirare davanti alle tombe una volta all'anno, ci si espone al dubbio che la vita non abbia senso dato che si deve tutti finire ai cimitero, poi si torna a casa sollevati, come liberati da quel dubbio. Questa regressione si esprime al cimitero nel parlare con i morti come se si trattasse di entità sovrumane da temere e da ingraziarsi, entità che sono di là ma che permangono di qua in quanto ritenute in comunicazione con chi ancora vive. "Architettura e Design nei luoghi cimiteriali" a cura di Claudio Caramel "In tutta quella parte del pianeta dove sono stato ho visto cimiteri, cioè ho visto giardini della nostalgia sparsi dovunque. Ho visto giardini fioriti della nostalgia che poi forse sono già i giardini della nostalgia per la nostra stessa esistenza; l'esistenza che piano piano, dolcemente, cerchiamo di coprire con i fiori e qualche volta copriamo di sassi, tanto che la si possa riconoscere nel più silenzioso deserto o anche qualche volta copriamo di statue piangenti fatte dagli scultori o anche qualche volta copriamo di grattacieli e lussuose ville di gesso, tanto per accompagnare i nostri sogni nel vuoto. In qualche modo copriamo sempre di fiori, di nostalgia, tutto quello che non ci è riuscito, tutto quello che sappiamo non ci riuscirà mai , che non è mai riuscito a nessuno, cioè quello che non ci potrà mai riuscire..." (da "Scritti" di Ettore Sottsass, Neri Pozza Editore, pag. 465). Esiste un arcipelago di isole nell'Oceano pacifico dove per tradizione secolare ogni volta che nasce un bambino viene piantato un "albero del pane". Questa pianta cresce col crescere del bambino, ed è simbolicamente, ed anche nei fatti, il riferimento naturale della persona, tanto da prenderne anche il nome. Alla fine dell'esistenza di quell'individuo l'"albero del pane" continua a vivere e a fruttificare, ma ne diviene anche il monumento funerario, in quanto il corpo del defunto viene seppellito sotto il suo albero. In altri luoghi del mondo, come ad esempio in Marocco, cimiteri di sassi e di pietre sono disseminati ovunque nel territorio. E ancora la Città dei Morti al Cairo, o anticamente le necropoli ipogee etrusche o ancora le catacombe romane. In tutti questi luoghi che Ettore Sottsass definisce "giardini della nostalgia per la nostra stessa esistenza" l'elemento comune che si tramanda è il "sentimento di rispetto" che appartiene alla sfera della custodia, della cura nel tempo lungo della storia e dei simboli della memoria. Nella nostra civiltà "moderna" per secoli i defunti venivano seppelliti nelle vicinanze e nei sagrati delle chiese, poi con il famoso editto di Napoleone e a causa di ragioni tecniche igienico-sanitarie, e con lo sviluppo dell'urbanizzazione, sono nati i cimiteri in zone periferiche alle città, come oggi li conosciamo. Ad essi negli ultimi due secoli sono state applicate vari tipi di norme urbanistico-organizzative che ne hanno determinato fino ad oggi le caratteristiche e lo sviluppo. Grandi maestri dell'architettura del '900 hanno lasciato opere indimenticabili nel campo dell'architettura funeraria. Tra tutte, la tomba Brion di Carlo Scarpa a San Vito d'Altivole presso Asolo (1971), il Cimitero di San Cataldo di Aldo Rossi e Gianni Braghieri a Modena (1971), ma anche la tomba di Pasolini di Gino Valle ed il Cimitero Maggiore di Voghera di Antonio Monestiroli. In tutti questi luoghi evocativi riservati ai defunti alcuni elementi ricorrenti si ripetono nella storia: il recinto, il prato, il portale, la lapide, il giardino, l'acqua, la terra, la pietra. I grandi maestri dell'architettura contemporanea affrontando il tema del cimitero hanno sempre espresso con serietà l'esigenza di proporre progetti "ordinati", semplici, simbolici, di grande qualità architettonica. Qualità che purtroppo non è oggi così frequente. Nella società tardo-capitalistica del caos e dell'insicurezza planetaria i cimiteri, troppo spesso appunto caotici, disordinati, troppo carichi di segni, sculture e architetture del consumo, sono diventati i luoghi della perfetta rappresentazione proprio del caos. Mi piacerebbe ritornassero dei giardini, dei prati, dei "luoghi", dei parchi alberati dove piantare piante autoctone robuste e longeve e dove camminare sull'erba tra i ricordi in pietra dei nostri cari e dove poter vedere gli alberi crescere nel tempo considerando il luogo cimiteriale come un'occasione di riqualificazione ambientale delle nostre periferie. Infatti uno dei cimiteri più belli che conosco è il cimitero inglese di Chiesanuova: un meraviglioso prato verde tagliato da un viale di alberi da frutta; pulito, ordinato, serio. Un "giardino della nostalgia" segnato da croci bianche in pietra divenuto nel tempo un piccolo parco di paese, dove passeggiare nel verde e nel silenzio, perfino luogo di incontro dei giovani innamorati. L'architettura ed il design di qualità potrebbero e dovrebbero dare molto a questi luoghi, oggi troppo spesso trascurati dal punto di vista progettuale. Dalla progettazione urbanistica fino al dettaglio e fino all'oggettistica funeraria un grande lavoro di riqualificazione qualitativa potrebbe innescarsi fin da subito, con il contributo delle amministrazioni e delle maestrie artigianali di tante aziende operanti nel settore.
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